domenica 30 marzo 2008

Codice Cariddi 8: La Città dalle Mille Scale d'Oro


Morgana. Morgana la Bella. Morgana la Fata, è il personaggio misterioso che i messinesi ritennero causa del miracoloso Teatro Catottrico dello Stretto, quell’Iride Mamertina, quel miraggio marino unico al mondo che oggi chiamiamo solamente e semplicemente col suo nome: “Fata Morgana”.
Questo portento è ricordato fin dall’antichità, con testi che ne riportano incredibili e inquietanti apparizioni.
In età moderna, nel 1643, il gesuita Padre Angelucci studiò il prodigio e scrisse di tale “arcana apparizione” parlando di un vapore che si alzava dal mare, che creava il miraggio di “una fila di più di diecimila pilastri… castelli reali… teatri di colonnati… lunghissime facciate di finestre”. Anche nel “Viaggio in Sicilia” di Jean Houel, del 1787, si parla di “un vapore”, che “si sollevava al di sopra della grande corrente marina, ispessendosi fino a raggiungere una certa densità, in modo da formare nell’atmosfera dei prismi orizzontali”. Houel indaga a lungo sull’origine del prodigio, finché si convince che esso nasce “dalle parti più sottili di quel bitume che si deposita sulle spiagge, proveniente da chissà quale abisso marino”; questo “bitume”, stendendosi sulla superficie marina “diventa più leggero, si combina, si volatilizza ed evapora assieme alle particelle di acqua che l’aria porta su nell’atmosfera” creando delle vere e proprie distorsioni ottiche.


Anche il poeta D’Annunzio cita il portento di Messina, parlando di alti palazzi, torri immense, scale e aule concatenate in file innumerevoli, di una “Città dalle mille scale d’oro”.
È questa la “Fata Morgana”: una sostanza oleosa che emerge dalle profondità dello Stretto, che si depone sulla superficie del mare ed evaporando distorce l’aria, mostrando un mondo illusorio, una città misteriosa fatta di scale infinite, architetture distorte, strutture pendenti e prospettive non euclidee. Non sappiamo cosa sia la sostanza che produce l’immagine della Città delle Mille Scale, ma il suo segreto si trova nel luogo da cui si promanano tutti i misteri di Messina.
Nelle profondità dello Stretto, sotto il mare, sotto la terra, negli abissi oscuri su cui poggia la nostra Città.

giovedì 20 marzo 2008

Marius' Mambas 9: il Punitore


Sembrava solo essere il menomato di turno..
Sembrava solo essere un altro mongoloide con manie di fascismo..
Sembrava solo essere l'ennesimo bruciato che imbrattava i muri della Città..
Ma era qualcos'altro..
Reduce dai Sotterranei del Serpente e dal confronto con il Generale Ferlisez, in un'impresa che lo ha marchiato per sempre e lo ha condotto alla rovina e alla morte di Marius, il Triplice Trauma si ricompone, trovando una nuova ragione di essere nella caccia all'ineffabile Punitore, il malvivente segreto che da mesi punisce i muri della Città insozzandoli del suo nome.
La ricerca è lunga e stremante..
Dopo aver colto sul fatto un tale che si firmava "il Pulitore" (intento a cancellare le scritte), e catturato un altro che si faceva chiamare "il Punito" (che si scriveva "il Punitore" da solo addosso), finalmente le Mamba trovano il covo segreto del vero misfattista mascherato che deturpa l'arredo urbano.
La lotta che ne segue è devastante..


lunedì 3 marzo 2008

Codice Cariddi 7. Profeti, Cabalisti, Perfidie e Trovature


Nel 1492 i cattolicissimi sovrani spagnoli ordinarono la cacciata degli Ebrei dalla Sicilia, in cui erano vissuti per secoli.

In quegli anni, Messina contava circa 200 famiglie “giudee”, il 3% della popolazione complessiva. Se gli ebrei poveri erano poveri come tutti gli altri, tra gli ebrei agiati di Messina si annoveravano ricchissimi mercanti, orefici e argentieri, artigiani e medici, studiosi e profeti.


Il più celebre tra tutti fu di certo Abulafia, folle e geniale cabalista che si dichiarava Messiah e Figlio di Dio e visse a Messina diversi anni, creando una dottrina mistica e profetica incentrata nella ricerca eterna del Tetragrammaton, l’impronunciabile e inarrivabile nome di Dio.


L’espulsione fu solo l’ultima delle angherie perpetrate contro gli ebrei. Oltre a tasse, ingiurie, discriminazioni e soprusi vari, essi erano spesso obbligati a subire i sermoni dei preti cristiani o gli insulti delle processioni del Venerdì Santo, fatte passare appositamente nel ghetto. L’episodio più grave fu di certo la condanna a morte di alcuni ebrei nel 1347, per l’accusa, probabilmente pretestuosa, dell’omicidio rituale di un bambino cristiano. Decapitati e con la testa esposta pubblicamente, questi ebrei “sanguinari” sono ricordati da una piccola lapide marmorea murata nella facciata del Duomo, il “Signum Perfidorum Iudeorum”, che oggi ci ricorda più la perfidia cristiana che quella giudaica.



A Messina si concentrarono per la partenza tutte le comunità siciliane e furono ammassate tutte le loro ricchezze. I tesori immensi degli ebrei siciliani, lasciati nascosti dai loro proprietari con magie, trappole e segreti furono favoleggiati per secoli dai messinesi, che vi dedicarono anche una “Trovatura”, ovvero una magica cerca rituale, da effettuarsi nei dintorni di via Cardines, l’antica via della Giudecca. Chi fosse interessato a questo tesoro e abbia un berretto rosso e cavalchi un cavallo (e su quello che ciò significhi, chi ha orecchie intenda), dovrebbe seguire le istruzioni riportate su un’altra lapide, ben più misteriosa, che si trovava tra via San Mercurio e il Ponte della Giudecca e sta oggi al Museo Comunale.
Buona Fortuna.