giovedì 17 dicembre 2009
Damiano Destro.. Ritratto dell'Eroe da Giovane
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Codice Cariddi 38: Il Cuore di San Nicola










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Codice Cariddi 37: Scherzi da Prete
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Codice Cariddi 36: Il Monastero dei Monaci Neri
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Codice Cariddi 35: Raineri, Storia di vino e di lanterne
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giovedì 19 novembre 2009
Damiano Destro, Antiquario in Messina
Quella mattina Sara Scarfì si era svegliata con un forte mal di testa. Aveva fatto il caffè per il marito, che si alzava presto per andare a lavorare, poi aveva acceso il televisore e aveva cominciato a sbrigare le sue faccende in cucina.
Come in risposta alla sua emicrania, anche il televisore aveva cominciato a fare le bizze. Prima qualche scarica, poi tutti quei puntini bianchi, infine righe e fruscii, sempre più forti. Aveva dovuto spegnerlo.
“Sarà lo scirocco.. Malanova!”, pensò a voce alta. La finestra era aperta. Probabilmente suo marito l'aveva accostata prima di uscire e il vento l'aveva spalancata. Una folata di caldo soffocante entrò da fuori. Strinse gli occhi.. Le veniva da piangere, tanto forte stava diventando il dolore. Si massaggiò le tempie, ma non servì.
Chiuse la finestra, poi si slacciò in parte la vestaglia e sbuffò. “Madre mia”, si rivolse alla Madonna, "pure tutto questo caldo ci mancava.. Non è che mi sta venendo un collasso, come alla signora Ciccina?"
Scosse il capo e si diresse in camera da letto. "Forse è meglio se provo a dormire un altro po'.." si disse a voce alta, "poi, se fra un'oretta il dolore non mi passa, chiamo Carmela e mi faccio portare qualche medicinale di quelli suoi".
Si sdraiò sul letto, con la mano appoggiata sul volto.
La stanza era in penombra, ma anche quella luce le dava fastidio agli occhi.
Qualcosa crepitò nell'altra stanza. Il televisore si accese da solo e cominciò a scorrere i canali autonomamente.
Sara Scarfì lo sentì appena. Un forte bruciore le aveva preso lo stomaco. Poi, all'improvviso, le luci del lampadario appeso sopra la sua testa si accesero e cominciarono a tremolare e crepitare. “Oh Madre Santa!!” provò a dire, ma la sua gola era diventata secca come la carta vetrata.
Nell'altra stanza, la statuetta della Madonna chinava il capo e guardava a terra, silenziosa.
Sara si tirò a sedere sul letto, terrorizzata. Le fitte al ventre stavano diventando sempre più forti e gli occhi le parevano schizzare fuori dalle orbite. Non riusciva più a respirare e prese a rantolare, in preda al panico.
Un improvviso sbalzo di tensione fece scoppiare tutte le lampadine della camera, che si ruppero in centinaia di frammenti e le caddero addosso.
Fu allora che Sara Scarfì prese fuoco e dagli occhi le eruppe una sfavillante fiamma bianca.
Per continuare a leggere il racconto, clicca quì
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lunedì 2 novembre 2009
Il Racconto "La Trappola" premiato a Lucca
Lucca Comics & Games è la più grande manifestazione e fiera italiana dedicata al mondo dei giochi e dei fumetti. Quest'anno i numeri sono stati da spavento, con 140mila partecipanti nell'arco di 4 giornate, centinaia di espositori di altissima qualità, nazionali e internazionali, decine di eventi in programma e numerosi ospiti internazionali, scrittori, disegnatori, editori e attori.
Ed ecco il racconto liberamente scaricabile quì.
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mercoledì 14 ottobre 2009
Codice Cariddi 34: La Linea della Meridiana
La grande meridiana di Messina fu costruita da Antonio Maria Jaci, geniale studioso che era riuscito a laurearsi a soli 18 anni in fisica, matematica e medicina, studiando alla biblioteca pubblica per l'impossibilità di acquistare testi e giornali. Diventato gesuita e sacerdote, Jaci insegnò filosofia e matematica al seminario arcivescovile, ma per vivere fu anche costretto a costruire attrezzature scientifiche.

Nella meridiana del Duomo di Messina si potevano leggere con assoluta precisione mesi e giorni, ore e minuti, segni zodiacali, movimenti solari, solstizi ed equinozi, il tutto intagliato in marmi bianchi e colorati disposti sul pavimento della cattedrale, a sua volta realizzato da Giovannangelo Montorsoli.

Una meraviglia della tecnica e dell'arte che rappresentava in un solo oggetto tutte le effemeridi del sole, prevedeva gli aggiustamenti necessari per gli anni bisestili e veniva utilizzata per il calcolo della longitudine in mare.
Questo prodigio della scienza venne danneggiato nel terremoto del 1908 e infine seppellito sotto l'attuale pavimento del Duomo dopo il bombardamento angloamericano sulla città.
Nonostante la sua vita e la sua opera, Jaci morirà a Messina in una compassionevole situazione di miseria. I suoi resti, sepolti nella Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, furono probabilmente trascinati alla deriva dalle acque che invasero la Chiesa durante un temporale del 1855.
Forse la natura non tollera che troppo a fondo si svelino i suoi segreti.
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Codice Cariddi 33: Excalibur!
Riferiscono gli storici che, prima di partire per la Terza Crociata, Riccardo “Cuor di Leone” avesse mostrato ai suoi uomini un grande prodigio: Excalibur, la spada appartenuta al suo antico predecessore Artù di Britannia, era giunta in suo possesso e lo avrebbe aiutato a sconfiggere il potente Saladino!
In viaggio verso la Terra Santa con al fianco la celebre reliquia, Riccardo decise di fare tappa a Messina per liberare sua sorella Giovanna, prigioniera di Re Tancredi di Sicilia.
Poiché Tancredi non voleva restituirgli la sorella (e i suoi ricchi beni), il 4 Ottobre 1190 Riccardo fece mettere a ferro e fuoco Messina, una città abitata secondo i normanni solo da "musulmani e greci". Fu allora che venne fondato il bastione di Matagrifone, ovvero degli "ammazza-greci", come inquietante monito ai cittadini.
Tuttavia, nonostante Tancredi seppe resistere a 6 mesi di occupazione di Re Riccardo, un altro pericolo incombeva su di lui: l'Imperatore di Germania, suo parente, minacciava i confini del regno e pretendeva la sovranità della Sicilia.
Per superare lo stallo e ripartire ciascuno verso la propria guerra, i due Re strinsero infine un accordo.
Tancredi consegnò Giovanna e una ricchissima contropartita, che comprendeva una tavola d'oro lunga due metri e mezzo, una immensa tenda da campo in seta, 40.000 once d'oro e 4 navi. In cambio tuttavia ricevette da Riccardo l'unica arma che lo avrebbe aiutato contro l'Imperatore.
Fu così che Excalibur rimase a Messina nelle mani di Tancredi, mentre Riccardo riprendeva il mare verso oriente, privo però della celebre arma.
Aver ceduto la Spada portò grande sventura a Riccardo. Appena ripartita, la sua flotta venne colpita da una terribile tempesta, mentre le navi che portavano Giovanna e l'oro di Tancredi caddero in mano al despota di Cipro.
La fortuna passò invece in mano di Tancredi. Nelle battaglie successive, forse grazie alla soprannaturale reliquia ora in suo possesso, giunse a vincere e scacciare le soverchianti forze dell'Imperatore e mantenere la propria sovranità.
Non invano Excalibur viene brandita.
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Codice Cariddi 32: La Città perduta di Risa

La tradizione riporta elementi abbastanza comuni, presenti in leggende di tutto il mondo ma supportati in questo caso da fatti veramente osservabili. Nei giorni più tersi, infatti, sotto la superficie del Lago di Faro si vedono abbastanza distintamente allineamenti regolari e rettilinei, pieni di concrezioni e simili ad antiche mura sommerse. Chi si volesse immergere nel “pantano” per indagare su questo mistero troverebbe tali strutture a circa 4 metri di profondità, ma avrebbe purtroppo la visuale impedita dal fango che si solleva dal fondale al primo sommovimento delle acque.
Sarebbero questi gli ultimi resti visibili della città di Risa, una antica città perduta che giacerebbe, per incantesimo o smottamento geologico, al di sotto della melma del pantano. Qualcuno dice addirittura che, nelle giornate di bassa marea, sia possibile sentire i rintocchi lontani delle sue campane, mosse dall'acqua ed echeggianti dalle torri più alte.

Una città chiamata “Risa”, compare ne “La Canzone d'Aspromonte”, un'opera poco conosciuta del ciclo carolingio. In questo poema cavalleresco, composto nella prima metà del XII secolo, si narra la giovinezza di Orlando tra Calabria e Sicilia, varie peripezie dei paladini di Re Carlo e la caduta della città di Risa. Questa sarebbe stata inoltre patria del prode Ruggero e avrebbe custodito il favoloso tesoro di Annibale.

Sebbene alcuni studiosi sostengano che “Risa” si riferisca al nome medievale della città di Reggio, alcuni episodi della Canzone d'Aspromonte si verificano sulla riva siciliana dello Stretto e confermano la versione messinese dei fatti.
In ogni caso, coloro che hanno cercato di fare luce su tale mistero ne hanno riportato resoconti inquietanti. Come una maledizione, un senso strisciante di disagio e timore colpisce tutti coloro che si immergono nel Pantano.
Alla ricerca della Città Perduta di Risa.

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Mauro Longo
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