lunedì 2 novembre 2009

Il Racconto "La Trappola" premiato a Lucca

Lucca Comics & Games è la più grande manifestazione e fiera italiana dedicata al mondo dei giochi e dei fumetti. Quest'anno i numeri sono stati da spavento, con 140mila partecipanti nell'arco di 4 giornate, centinaia di espositori di altissima qualità, nazionali e internazionali, decine di eventi in programma e numerosi ospiti internazionali, scrittori, disegnatori, editori e attori.


E' in questa sede prestigiosa, sul palco della sezione Comics&Music, che "La Trappola" è stata premiata ufficialmente nell'ambito della presentazione di Librogame's Land e del saluto di Joe Dever, creatore di Lupo Solitario.
Il premio è stato consegnato proprio da Mr Dever, modello di arrivo per tutti gli scrittori di letteratura interattiva.

Ed ecco il racconto liberamente scaricabile quì.

mercoledì 14 ottobre 2009

Codice Cariddi 34: La Linea della Meridiana


Nate come strumento per il computo del tempo, le meridiane divennero ben presto modello di comprensione delle coordinate celesti, spunto di riflessione sui fenomeni astronomici e concetto simbolico, filosofico e religioso. In Sicilia le meridiane apparvero nell'antichità greca, ma ebbero lo sviluppo matematico e monumentale più consistente solo in età moderna.

La grande meridiana di Messina fu costruita da Antonio Maria Jaci, geniale studioso che era riuscito a laurearsi a soli 18 anni in fisica, matematica e medicina, studiando alla biblioteca pubblica per l'impossibilità di acquistare testi e giornali. Diventato gesuita e sacerdote, Jaci insegnò filosofia e matematica al seminario arcivescovile, ma per vivere fu anche costretto a costruire attrezzature scientifiche.



Fu tra il 1802 e il 1804 che questo filosofo matematico, questo sacerdote astronomo, elaborò e costruì il proprio capolavoro, su incarico dell'Accademia Peloritana. Pur essendo quasi cieco, lavorando senza potersi avvalere di adeguate strumentazioni e impiegando solo complessi calcoli matematici, egli ideò una meridiana che venne definita “perfettissima” per la sua precisione.

Nella meridiana del Duomo di Messina si potevano leggere con assoluta precisione mesi e giorni, ore e minuti, segni zodiacali, movimenti solari, solstizi ed equinozi, il tutto intagliato in marmi bianchi e colorati disposti sul pavimento della cattedrale, a sua volta realizzato da Giovannangelo Montorsoli.


Una meraviglia della tecnica e dell'arte che rappresentava in un solo oggetto tutte le effemeridi del sole, prevedeva gli aggiustamenti necessari per gli anni bisestili e veniva utilizzata per il calcolo della longitudine in mare.

Questo prodigio della scienza venne danneggiato nel terremoto del 1908 e infine seppellito sotto l'attuale pavimento del Duomo dopo il bombardamento angloamericano sulla città.

Nonostante la sua vita e la sua opera, Jaci morirà a Messina in una compassionevole situazione di miseria. I suoi resti, sepolti nella Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, furono probabilmente trascinati alla deriva dalle acque che invasero la Chiesa durante un temporale del 1855.

Forse la natura non tollera che troppo a fondo si svelino i suoi segreti.

Codice Cariddi 33: Excalibur!


Excalibur, la leggendaria spada di Re Artù, ha avuto una parte importante nella storia di Messina.

Riferiscono gli storici che, prima di partire per la Terza Crociata, Riccardo “Cuor di Leone” avesse mostrato ai suoi uomini un grande prodigio: Excalibur, la spada appartenuta al suo antico predecessore Artù di Britannia, era giunta in suo possesso e lo avrebbe aiutato a sconfiggere il potente Saladino!


In viaggio verso la Terra Santa con al fianco la celebre reliquia, Riccardo decise di fare tappa a Messina per liberare sua sorella Giovanna, prigioniera di Re Tancredi di Sicilia.

Poiché Tancredi non voleva restituirgli la sorella (e i suoi ricchi beni), il 4 Ottobre 1190 Riccardo fece mettere a ferro e fuoco Messina, una città abitata secondo i normanni solo da "musulmani e greci". Fu allora che venne fondato il bastione di Matagrifone, ovvero degli "ammazza-greci", come inquietante monito ai cittadini.

Tuttavia, nonostante Tancredi seppe resistere a 6 mesi di occupazione di Re Riccardo, un altro pericolo incombeva su di lui: l'Imperatore di Germania, suo parente, minacciava i confini del regno e pretendeva la sovranità della Sicilia.

Per superare lo stallo e ripartire ciascuno verso la propria guerra, i due Re strinsero infine un accordo.

Tancredi consegnò Giovanna e una ricchissima contropartita, che comprendeva una tavola d'oro lunga due metri e mezzo, una immensa tenda da campo in seta, 40.000 once d'oro e 4 navi. In cambio tuttavia ricevette da Riccardo l'unica arma che lo avrebbe aiutato contro l'Imperatore.

Fu così che Excalibur rimase a Messina nelle mani di Tancredi, mentre Riccardo riprendeva il mare verso oriente, privo però della celebre arma.

Aver ceduto la Spada portò grande sventura a Riccardo. Appena ripartita, la sua flotta venne colpita da una terribile tempesta, mentre le navi che portavano Giovanna e l'oro di Tancredi caddero in mano al despota di Cipro.

La fortuna passò invece in mano di Tancredi. Nelle battaglie successive, forse grazie alla soprannaturale reliquia ora in suo possesso, giunse a vincere e scacciare le soverchianti forze dell'Imperatore e mantenere la propria sovranità.

Non invano Excalibur viene brandita.

Codice Cariddi 32: La Città perduta di Risa

Oltre al tempio del Dio Ignoto, al faro romano, ai mitici mostri della palude, alla dimora della ninfa Pelorias, alle grotte di Cariddi, ai segreti passaggi sottomarini e al mistero della sua fauna aberrante, è diffusa leggenda che Capo Peloro custodisca sotto le fangose acque dei suoi pantani una antica città sommersa.



La tradizione riporta elementi abbastanza comuni, presenti in leggende di tutto il mondo ma supportati in questo caso da fatti veramente osservabili. Nei giorni più tersi, infatti, sotto la superficie del Lago di Faro si vedono abbastanza distintamente allineamenti regolari e rettilinei, pieni di concrezioni e simili ad antiche mura sommerse. Chi si volesse immergere nel “pantano” per indagare su questo mistero troverebbe tali strutture a circa 4 metri di profondità, ma avrebbe purtroppo la visuale impedita dal fango che si solleva dal fondale al primo sommovimento delle acque.
Sarebbero questi gli ultimi resti visibili della città di Risa, una antica città perduta che giacerebbe, per incantesimo o smottamento geologico, al di sotto della melma del pantano. Qualcuno dice addirittura che, nelle giornate di bassa marea, sia possibile sentire i rintocchi lontani delle sue campane, mosse dall'acqua ed echeggianti dalle torri più alte.



Una città chiamata “Risa”, compare ne “La Canzone d'Aspromonte”, un'opera poco conosciuta del ciclo carolingio. In questo poema cavalleresco, composto nella prima metà del XII secolo, si narra la giovinezza di Orlando tra Calabria e Sicilia, varie peripezie dei paladini di Re Carlo e la caduta della città di Risa. Questa sarebbe stata inoltre patria del prode Ruggero e avrebbe custodito il favoloso tesoro di Annibale.



Sebbene alcuni studiosi sostengano che “Risa” si riferisca al nome medievale della città di Reggio, alcuni episodi della Canzone d'Aspromonte si verificano sulla riva siciliana dello Stretto e confermano la versione messinese dei fatti.



In ogni caso, coloro che hanno cercato di fare luce su tale mistero ne hanno riportato resoconti inquietanti. Come una maledizione, un senso strisciante di disagio e timore colpisce tutti coloro che si immergono nel Pantano.
Alla ricerca della Città Perduta di Risa.


sabato 26 settembre 2009

Fighting Fantasy



La serie inglese di gamebook Fighting Fantasy è giunta in parte in Italia con le serie Dimensione Avventura, Faccia a Faccia e Sortilegio! della collana Librogame della casa editrice EL.

Steve Jackson e Ian Livingstone, fondatori dell’inglese Games Workshop, crearono tra il 1980 e il 1982 Warlock of the Firetop Mountain (Lo Stregone della Montagna Infuocata), il primo Librogame mai pubblicato e origine della collana Fighting Fantasy.

Fighting Fantasy e Warlock of the Firetop Mountain furono accolti con dati di vendita e gradimento eccezionali e rappresentano ancora oggi un fulmine nel cielo sereno del settore ludico degli ultimi decenni.

La collana si configurò ben presto in una serie di avventure quasi sempre singole e scollegate tra loro, per la maggior parte dei casi ambientate sul mondo fantastico di Titan. Questa ambientazione emerse dapprima dalle descrizioni “casuali” di luoghi, personaggi e cronache presentate nei primi volumi, per assumere poi dignità assoluta con apposite pubblicazioni.

La serie presentava inoltre un regolamento di gioco abbastanza coordinato, a cui, nei diversi volumi, si potevano affiancare alcune varianti e regole aggiuntive.

Sulla prima onda di questo strepitoso successo, nel 1984 venne prodotta una guida per trasformare questo sistema in un gioco di ruolo (molto semplice) chiamato ancora Fighting Fantasy, sfruttando il motore di regole veloce e intuitivo che fece la fortuna dei gamebook.

Successivamente vennero realizzate alcune espansioni: un bestiario (Out of the Pit), una serie di aggiunte alle regole e nuove avventure (The Riddling Reader) e infine un manuale di ambientazione all’affascinante mondo di Titan (Titan).

Ancora più avanti, nel 1989, questo sistema venne riveduto e dettagliato in un nuovo motore di gioco, chiamato Advanced Fighting Fantasy, che ebbe complessivamente 3 pubblicazioni (Dungeoneer, Blacksand! e Allansia).

Consigliamo vivamente di procurarsi i manuali, gli scenari, i gamebook e le espansioni originali, per poter godere appieno del flavour inconfondibile e avvincente di Fighting Fantasy e del mondo di Titan.

Questa pagina raccoglie il materiale italiano che è stato realizzato in questi anni su questo GDR e sulle serie di Librogame collegata. Viene aggiornata ogni volta che si può.


Guida al Regolamento v.2.0

Questa guida è una sintesi del regolamento esposto nella prima delle pubblicazioni citate, Fighting Fantasy - The Introductory Role-playing Game, firmata da Steve Jackson, arricchito da un'intera sezione sul game design presente sul sito ufficiale di Fighting Fantasy. Non è una traduzione né una recensione. Permette a chiunque sia addentro alle dinamiche dei giochi di ruolo di scoprire il veloce e divertente regolamento messo su da Jackson, Livingstone e soci.

Le regole esposte sono stringate all’osso e adatte ad essere comprese da chi sa come utilizzare questo genere di manuali. Lo stile di scrittura è pertanto sintetico e scarno. Può essere utile per chi volesse conoscere questo gioco o addirittura per chi intendesse utilizzarlo in qualche sessione con gli amici.


Gamebook tradotti in italiano

Il sito Librogame'sLand sta traducendo in tutta legittimità delle avventure inedite in italiano, mantenendo la grafica della gloriosa serie Dimensione Avventura della Collana Librogame (casa editrice E ELLE). Tutti coloro che collaborano a questo progetto, esperti di grafica, traduttori, betatester, impaginatori e, in generale, appassionati, lo fanno ovviamente senza altro scopo che la diffusione di queste straordinarie opere di narrativa ludica. Il progetto è aperto a tutti, basta consultare il forum del sito. Per chi non conosce il Mondo di Fighting Fantasy, ecco delle prestigiose avventure in solitaria con cui iniziare a prendere dimestichezza.





Articoli su DM Magazine

Sulla e-zine italiana dedicata ai giochi di ruolo DM Magazine, sono apparsi alcuni articoli su Fighting Fantasy e tutto il brand collegato. Eccoli, nell'ordine:

DM Magazine 6: Lo Stregone della Montagna Infuocata, il boardgame e un accenno all'adattamento del primo gamebook ad avventura per gioco di ruolo secondo il d20 system.



DM Magazine 7: una rassegna del fenomeno Librogame in Italia




DM Magazine 14: la più dettagliata guida alla storia editoriale e contenutistica di Fighting Fantasy




DM Magazine 20: origine e sviluppo dei Librogames, compresa la serie Fighting Fantasy e i suoi rapporti con il GdR




DM Magazine 25: versione pubblicata sulla rivista della Guida al Regolamento 1.0.




Principali siti e forum di discussione

Librogame'sLand (italiano: incentrato soprattutto sui librogame)

Il Mondo dei Librogames (italiano: incentrato soprattutto sui librogame)

Fighting Fantasy (inglese: il sito e il forum ufficiali)

Titannica (inglese: la wiki di Fighting Fantasy)



giovedì 17 settembre 2009

Codice Cariddi 31: Il portentoso ritrovato del Dottor Chiaramonte


Nella Messina del '600 viveva ed esercitava Girolamo Chiaramonte, alchimista e guaritore senza paragoni. Il merito per il quale Chiaramonte fu celebrato è il misterioso elisir con il quale egli compì per anni incredibili guarigioni. Quello che lo distingue da tutti gli altri ciarlatani del passato è che le sue cure sono state documentate con grandissimo dettaglio da medici, nobili e autorità.. e funzionavano davvero!



Probabilmente discendente da una delle più nobili e illustri famiglie isolane, Chiaramonte visse a Messina agli inizi del XVII secolo, elaborandovi le sue formule e realizzando qui il suo prodigioso elisir.
Come spiegato nei suoi trattati e nei documenti d'epoca, il suo ritrovato era una mistura di quattro ingredienti segreti, di natura minerale. Lo chiamò Belzuar, con il nome di pietre magiche delle leggende, che guarivano da ogni male.



Fatto sta che il suo elisir curava davvero tutti i tipi di febbri, i tumori e molti mali e dolori delle più diverse cause. In tutti i casi in cui il Belzuar non funzionava, che lo stesso autore elencava coscienziosamente, esso giovava comunque ad un generale benessere dell'organismo.


A seguito dei suoi comprovati successi, Chiaramonte ottenne nel 1618 il permesso delle autorità messinesi di somministrare pubblicamente il suo farmaco, guarendo moltissime persone. Per la grande fama che raggiunse nella nostra città, egli fu quindi chiamato a Napoli dall'Ordine dei Cavalieri di Malta, divenendo protagonista anche li di terapie mirabolanti, attestate per iscritto da decine di cavalieri e nobili. Da lì, si spostò poi in diversi ospedali di tutta Italia, ospite graditissimo delle corti più prestigiose.


Sotto controllo costante di scettici, autorità e scienziati, tra continui esami e processi dai quali uscì sempre trionfante, egli somministrò il suo rimedio a chiunque ne avesse bisogno, umiliando tutti i suoi detrattori e guarendo centinaia di casi dichiarati incurabili.


Dimenticata dalla storia della medicina, la ricetta del Belzuar non è andata perduta, poiché Chiaramonte la trasmise a due principi suoi mecenati e a suo fratello Vito.
Da allora, il mistero del Belzuar non è mai più trapelato.

Codice Cariddi 30: Quando il mare chiama

La leggenda di Colapesce, essere umano che per maledizione, abitudine o inclinazione si allontana sempre più dall’umanità e si lega al mare, è un bellissimo mito messinese.

Alcuni elementi delle varie versioni della leggenda sono comuni a molte altre fiabe e racconti: le tre prove a cui è sottoposto l’eroe, l’anello da recuperare nelle acque, la maledizione della madre, le lenticchie, il pezzo di legno o la ferula che attesteranno la sua morte.

Altri particolari sono unici della nostra storia e straordinariamente inquietanti.

Colapesce vive tra i gorghi di Cariddi, sa immergersi fino agli oscuri abissi marini, racconta agli uomini quello che avviene sotto la superficie del mare, in un regno cupo e senza fine.

Il mare lo chiama e lo attira con la voce delle sue creature ed egli muta, divenendo più simile ad un anfibio che a un uomo, nutrendosi del cibo dei pesci, sviluppando dita palmate e branchie.

In una versione della storia egli è chiamato “bue marino”. Il bue marino è un vero animale acquatico, un tipo di foca che ha contribuito al mito delle sirene e dei tritoni, per il suo aspetto mammifero e per i suoi richiami simili a voce umana.

L’uomo è divenuto ormai essere completamente marino.

Scendendo sui fondali su cui poggia Messina egli infine vede cose terribili e spaventose: profonde voragini e grotte, bestie e mostri senza nome, caverne sommerse, le colonne spezzate che reggono la città, ricordo di infiniti terremoti, e un fiume di lava che rivela faglie vulcaniche sottomarine.

Tutto il mare egli esplora, ma l’unico luogo che teme e gli fa paura è Capo Peloro, perché lì l’abisso del mare è senza fondo.

Proprio lì, tuffandosi dalla lanterna, nella perpendicolare sommersa del Faro di Capo Peloro, egli vede infine un mostro immenso, una creatura dalle fauci colossali, nelle quali può scomparire un intero bastimento.

Sarà quella la sua fine.

Uomo che diventa Tritone, che muta la sua forma, come Glauco, Scilla e Cariddi, è uno dei più disturbanti misteri che legano i messinesi al loro oscuro e sconosciuto tratto di mare.


Codice Cariddi 29: L'Altra Vara


Macchine processionali dedicate a personaggi di culto sono comuni in tutto il mondo e molto diffuse in Italia.



La Vara di Messina nacque nella forma che conosciamo nel 1535, come carro trionfale per la celebrazione dell'Imperatore Carlo V, approntato tra gli altri anche dall'astrologo e matematico Maurolico.
Successivamente, la macchina processionale fu dedicata alla “Dormizione” di Maria di Nazareth, un concetto teologico mariano che pochissimi oggi ricordano. Ai nostri giorni infatti con la “Vara” si celebra l'Assunzione in Cielo di Maria, un dogma proclamato dal controverso Papa Pio XII nel 1950 e che, paradossalmente, si oppone del tutto a quello della Dormizione.


Mentre l'Assunzione sancisce che Maria di Nazareth sia ascesa al cielo da viva, in corpo e anima, la Dormizione ricorda la sua morte e l'immediata ascesa al cielo del suo spirito, mentre il cadavere se ne rimaneva normalmente nel proprio sepolcro.

Se alla “Dormizione” hanno creduto per quasi due millenni fedeli e teologi di tutte le chiese cristiane, l'Assunzione è stata sancita dall'infallibilità del pontefice cattolico solo sessanta anni fa, cancellando i secoli della tradizione precedente.
Ma questo è solo uno degli aspetti della questione..



Alcuni commentatori aggiungono sulla Vara particolari e dettagli inquietanti, che farebbero gola a tutti i messinesi appassionati di Dan Brown (Il Codice Da Vinci, Angeli e Demoni). Secondo alcune pubblicazioni, segretamente la Vara raffigurerebbe non la Madonna ma la Maddalena, patrona di templari e Priorato di Sion, mentre la piramide della struttura e le sue proporzioni alludono al numero aureo e alla stella di David, al femminino sacro e alla Tradizione.



Non per niente, si dice, i termini dei manovratori della Vara (Vogatori e Timonieri) ricordano quelli dei gradi del Priorato di Sion e un tempo la Maria in cima alla Vara aveva i capelli rossi, propri dell'iconografia della Maddalena e non di quella della Madonna.

In ogni caso, ogni anno migliaia di messinesi poco interessati a dispute teologiche o contraffazioni dottrinali partecipano a questa grande festa popolare e devozionale.


Ignari di cosa rappresenti.


Codice Cariddi 28: Mistica e Meccanica


La biografia di Francesco Maurolico, scritta dai nipoti Silvestro e Francesco, rispettivamente Abate di Roccamadore e Barone della Foresta, ci da il senso di una vita misteriosa e straordinaria.

La famiglia del matematico, in fuga da Costantinopoli al crollo dell'Impero d'Oriente, giunse nella “Nobilissima Città di Messina, Capo del Regno di Sicilia”. Mentre la madre era incinta, un presagio divino la possedette, facendole sognare di partorire una fiamma furiosa che saliva al cielo e conquistava le stelle. Intelligente e metodico, Francesco Maurolico studiò al Monastero di San Salvatore, insegnò nel Collegio dei Gesuiti, divenne Abate e si dedicò a matematica, meccanica, astronomia, architettura, storia, musica e fisica. Scrisse di luce e ombra, di arcobaleni e costellazioni, inventò l’induzione matematica, tradusse Archimede, Euclide e altri scienziati del passato, ampliando i loro studi, realizzò una camera oscura e carte nautiche per la Battaglia di Lepanto, si inserì nella tradizione numerica e musicologica che fu di Pitagora, contribuì a progettare le mura e i castelli della città, alcune chiese, le fontane di Orione e Nettuno e la macchina processionale che oggi è conosciuta come “Vara”.

Ma egli era anche sapiente di cose occulte, come i nipoti vollero ricordare sulla sua lapide. Si interessò di astrologia e compilò numerosi oroscopi, come quello per il padre del Marchese di Ventimiglia, che prevedeva la morte per annegamento e puntualmente si realizzò. Nella Chiesa di San Giovanni di Malta, che amava frequentare e in cui fu sepolto, profetizzò il ritrovamento dei resti di San Placido e di altri tre martiri, cosa che puntualmente avvenne dopo la sua morte, con grandi festeggiamenti cittadini.

Infine, da mistico e astrologo quale era, compose il proprio oroscopo, scoprì la data della sua morte, ebbe una visione trascendentale del paradiso e infine cadde in agonia.

I biografi concludono così la sua vita, riportando l'ultimo prodigio.

Mentre era in casa in fin di vita, una terribile cometa dalla scia fiammeggiante apparve in cielo esattamente sopra il luogo dove stava agonizzando.

Quando la cometa scomparve, Francesco Maurolico era morto.

Codice Cariddi 27: Fuochi nella notte di San Giovanni


Il 24 Giugno è la festa di San Giovanni, giorno sacro per eccellenza che eredita, assieme al Natale, la tradizione millenaria precristiana delle feste del Solstizio d’estate e inverno.


Alla nascita di San Giovanni e a quella di Gesù sono stati infatti consacrati dai cristiani i due momenti più importanti dell’anno celeste: quando il sole attraversa rispettivamente la “Porta degli Uomini” e la “Porta degli Dei” e inverte il suo cammino nel cielo. Nel mondo preistorico, quando l’osservazione degli astri era l’unica possibile scansione del tempo, queste due “porte dell’anno” erano i segni principali del gioco delle sfere celesti.


A Messina la festa di San Giovanni, la festa del Solstizio d’estate, è ancora una tradizione viva e viene ripetuta ogni anno secondo dinamiche ancestrali, antichissime. Sulle rive siciliane e calabresi dello Stretto si segue infatti la tradizione delle “Vamparizze”, grandi falò che da millenni devono accompagnare e salutare il sole nel suo nuovo cammino, mentre, attorno alle fiamme, per tutta la notte si consumano feste, bagordi e amori fugaci.


Chi volesse prendere parte appieno a questa tradizione deve recarsi a Torre Faro la notte del 24 e aspettare l’alba in riva al mare. Già dai primi giorni di Giugno, infatti, gruppi spontanei di ragazzi e bambini raccolgono tavolacci e vecchi mobili e innalzano cataste sui diversi punti della spiaggia di Capo Peloro, affinché ardano più di tutti gli altri e durino più a lungo.


Un’altra tappa interessante, legata piuttosto ai riti del grano e del comparatico, è quella della festa dei “Muzzuni” di Alcara li Fusi, dove si addobbano le brocche con spighe, si canta, si balla e scorre il vino tra messaggi augurali e filastrocche magiche.


E se ancora non bastasse, ricordiamo che la Notte di San Giovanni è pur sempre la Notte di Mezza Estate resa immortale da Shakespeare: il corteggio degli spiriti si manifesta nelle selve, le streghe volano in cielo per riunirsi nei loro sabba, si stringono giuramenti indissolubili, le erbe raccolte sono intrise di poteri magici, le ragazze interrogano la sorte per conoscere il proprio futuro e la rugiada del mattino benedice la fertilità e le unioni carnali.