martedì 26 maggio 2009

Codice Cariddi 26: La falsa Lettera della Madonna

Come molti già sanno, la famigerata “Lettera” della Madonna è un grossolano falso storico, creato ad arte nel XV secolo.

Tralasciando il fatto che nessun documento iconografico, storico o religioso autentico cita la “Lettera” prima del 1490 (data in cui fu creata da Costantino Lascaris) tranne una “cronaca dello storico romano Flavio Lucio Destro”, definita dagli studiosi “un falso plateale”, è la vicenda stessa ad essere piena di incongruenze.

Alcuni messinesi, i cui nomi sarebbero “Girolamo Origgiano, Marcello Benefacite, Centurione Mulè e Ottavio Brizio”, affascinati dalla “predicazione di San Paolo a Messina”, vollero seguirlo in Palestina, parlarono con Maria “Vergine figlia di Gioacchino” e ne ottennero quindi una lettera di benedizione datata “l’anno di nostro figlio 42”.

Quali sono le più visibili incongruenze?

1) I nomi dei viaggiatori messinesi riportati non sono nomi greco-romani ma nomi del XV secolo, data del circolare a Messina del primo falso della “lettera”. Nessuno, nel I sec. d.C. avrebbe mai potuto chiamarsi Origgiano, Mulè o Benefacite.

2) Secondo i biblisti cattolici, San Paolo toccò lo Stretto di Messina intorno al 61 d.C. quindi circa 20 anni dopo la data sulla lettera (Atti 28, 12-13). E comunque San Paolo non si fermò a Messina né a Giampilieri ma passò direttamente da Siracusa a Reggio.

3) Maria figlia di Gioacchino non avrebbe mai chiamato se stessa “Vergine” perchè quell’appellativo, datole nei vangeli, corrispondeva alla parola ebraica halamah (giovane donna in età da marito) che essa non poteva più essere a circa 60 anni. L’altra verginità, quella dogmatica, sarebbe arrivata dai teologi molti secoli dopo e in nessuna fonte originale Maria chiama mai se stessa “Vergine”, ma al massimo “Serva”, “Sposa” o “Madre” di Dio.

4) Maria non avrebbe mai datato la lettera al “42 dopo suo Figlio”. Avrebbe potuto usare il calendario ebraico o quello romano, ma non certo quello cristiano elaborato secoli e secoli dopo.


Naturalmente, di errori, inesattezze e falsità legate a questa tradizione ce ne sono moltissimi altri.
Ma il fatto resta: a Messina manca in questo momento un Santo Patrono autentico.
Sarà per questo che la situazione è tanto drammatica?

Codice Cariddi 25: Il Cielo sopra Camaro


“Messina” ha cinque miliardi di anni. Altro che greci, siculi e fenici, elimi e sicani, ciclopi e uomini preistorici, scimmie ed evoluzionismo. “Messina” è più antica di tutti i continenti sommersi e le civiltà misteriose, di Atlantide e di Mu, di Lemuria stessa e di Gondwana, perfino della terribile e aliena R’lyeh. “Messina” è precedente perfino alla formazione della Terra e del Sole e prima di posarsi nel luogo dove oggi sorge la nostra città, ha vagato per eoni nello spazio vuoto attendendo la formazione del sistema solare e del pianeta.

“Messina” è una meteorite, caduta dal cielo su Camaro circa 50 anni fa, dopo un viaggio infinito nello spazio esterno che la ha condotta infine dritta dritta sulle colline alle spalle della città.


Verso mezzogiorno del 16 Luglio 1955, due testimoni riferirono di aver visto “al di sopra degli alberi, una palla di fuoco luminosa come il sole stesso, che rapidamente cresceva di dimensioni”. Un terzo testimone dichiarò poi di aver udito un boato ed averne seguito la direzione, trovando una pietra nera che si era abbattuta su un cumulo di pietre comuni, spaccandosi in alcuni pezzi.
I tre frammenti più grandi vennero recuperati e si tentò di ricomporli ma molti frammenti minori “scomparvero” dal luogo dell’impatto, prima che arrivassero le autorità.
“Messina” doveva avere all’incirca le dimensioni di un’ananas, misurava 18 x 14,5 x 13.8 cm e doveva pesare all’impatto 3 kg scarsi.


È stata studiata in diversi luoghi di ricerca, come lo Smithsonian Institute di Washington e oggi le sue parti sono conservate a Londra, Vienna, Wahington, Chicago e perfino, in minima parte, in Italia. La superficie frontale è scura e incrostata, quella posteriore di colore grigio chiaro. Le facce sono quasi piramidali e presentano solchi irregolari e altri elementi curiosi, dovuti ai vari fenomeni di attraversamento dell’atmosfera.
L’analisi compiuta sui pezzi è inequivocabile: “Messina” risale agli istanti primordiali di formazione del nostro sistema solare.

Cinque miliardi di anni fa.


Codice Cariddi 24: La Stirpe degli incantatori di Serpenti


Una congrega di misteriosi individui era diffusa in passato sul nostro territorio.
Erano i “ceràoli”: membri inquietanti di strane famiglie, che avevano il potere di incantare i serpenti (inciarmari), predire la sorte, infliggere e rimuovere fatture e jettature, guarire uomini e animali e compiere altri simili prodigi. Soprattutto, i ceraoli erano serpari, immuni al veleno e in grado di salvare persone avvelenate e tarantolate. Portavano i loro serpenti in delle scatole di legno appese al collo e li tiravano fuori nelle piazze in cui giungevano, brandendo in mano rettili velenosi con tipico stile da imbonitori e ciarlatani.


Per questo motivo, essi venivano inclusi nel novero dei girovaghi, zingari italici che giravano per le campagne e i villaggi portando le loro arti di paese in paese, sempre relegati ai margini della civiltà, nel mondo misterioso dei vagabondi e dei forestieri.
Ma essi erano di più: figure segnate da un destino che ha radici antiche e sconosciute.


La parola “ceraolo” deriva dal francese antico charaude e significa essenzialmente “incantatore”, così come dal francese charme deriva la loro magia di inciarmaturi. Si diceva avessero sul corpo il marchio del serpente e uno studio dei secoli scorsi riporta come i loro poteri fossero ben documentati e si trasmettessero per linea maschile di generazione in generazione.


Parlando di se stessi, i ceraoli affermavano di essere della “Stirpe di San Paolo”, il santo che secondo le tradizioni devozionali domina e ammansisce i serpenti.


Appaiono accenni a queste figure nei poemi cavallereschi rinascimentali e perfino nei testi classici, ma essi sembrano provenire da prima dell'inizio della storia e avere origine nelle profonde foreste dell'entroterra italico.
Era lì infatti che si adorava Angizia, la dea silvana dei serpenti e della guarigione, i cui devoti si dispersero poi per tutta Italia, divenendo così diffusi anche a Messina.


Conosco una persona che si chiama Ceraolo. Il suo nome è Silvana, come in onore alle selve di Angizia. Ha la pelle scura, i tratti misteriosi e gli occhi come quelli dei serpenti.
Non ho alcun dubbio che le leggende siano vere.