martedì 26 maggio 2009

Codice Cariddi 24: La Stirpe degli incantatori di Serpenti


Una congrega di misteriosi individui era diffusa in passato sul nostro territorio.
Erano i “ceràoli”: membri inquietanti di strane famiglie, che avevano il potere di incantare i serpenti (inciarmari), predire la sorte, infliggere e rimuovere fatture e jettature, guarire uomini e animali e compiere altri simili prodigi. Soprattutto, i ceraoli erano serpari, immuni al veleno e in grado di salvare persone avvelenate e tarantolate. Portavano i loro serpenti in delle scatole di legno appese al collo e li tiravano fuori nelle piazze in cui giungevano, brandendo in mano rettili velenosi con tipico stile da imbonitori e ciarlatani.


Per questo motivo, essi venivano inclusi nel novero dei girovaghi, zingari italici che giravano per le campagne e i villaggi portando le loro arti di paese in paese, sempre relegati ai margini della civiltà, nel mondo misterioso dei vagabondi e dei forestieri.
Ma essi erano di più: figure segnate da un destino che ha radici antiche e sconosciute.


La parola “ceraolo” deriva dal francese antico charaude e significa essenzialmente “incantatore”, così come dal francese charme deriva la loro magia di inciarmaturi. Si diceva avessero sul corpo il marchio del serpente e uno studio dei secoli scorsi riporta come i loro poteri fossero ben documentati e si trasmettessero per linea maschile di generazione in generazione.


Parlando di se stessi, i ceraoli affermavano di essere della “Stirpe di San Paolo”, il santo che secondo le tradizioni devozionali domina e ammansisce i serpenti.


Appaiono accenni a queste figure nei poemi cavallereschi rinascimentali e perfino nei testi classici, ma essi sembrano provenire da prima dell'inizio della storia e avere origine nelle profonde foreste dell'entroterra italico.
Era lì infatti che si adorava Angizia, la dea silvana dei serpenti e della guarigione, i cui devoti si dispersero poi per tutta Italia, divenendo così diffusi anche a Messina.


Conosco una persona che si chiama Ceraolo. Il suo nome è Silvana, come in onore alle selve di Angizia. Ha la pelle scura, i tratti misteriosi e gli occhi come quelli dei serpenti.
Non ho alcun dubbio che le leggende siano vere.

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